Archivio per la categoria ‘atmosfere’

Il tavolo vuoto

Martedì, 7 Agosto 2007

Ho voglia di farmi un giro. Mi alzo, pago il conto dei due drink, saluto il barista. Se qualcuno verrà qui per me, potrà aspettarmi seduto al mio tavolo. Il clandestino non chiude mai.

Prefazione: Il diario ed il “Clandestino”

Sabato, 4 Agosto 2007

Quattro del pomeriggio di un’afosa giornata d’agosto. Seduto al solito posto, del solito tavolo, del solito bar. Il caldo è soffocante, si attacca addosso e rende difficoltoso anche solo pensare, ma ormai è uno stato naturale e nessuno sembra farci più caso. Il lento girare delle pale del ventilatore sul soffitto prova timidamente a smuovere l’aria, impregnata dall’odore di caffè e rhum e dal tipico odore dei sacchi di juta. Una flebile musica cubana ed i casuali tintinnii dei bicchieri sono il sottofondo perfetto per quest’atmosfera di calma assoluta. Mi guardo attorno mentre sorseggio un drink alla menta. I pochi solitari avventori sembrano stanchi ed annoiati almeno quanto me. Sul mio tavolo un quaderno nuovo con una copertina rigida color seppia. Un diario, o almeno dovrebbe esserlo. Avrei voluto iniziarlo oggi, ma mi sono presto reso conto che riempire quella prima pagina bianca è ancora più difficile di decidersi a scrivere qualcosa. In cerca di ispirazione, continuo a guardarmi in giro. Sulla parete di fronte una scritta in spagnolo porta la firma di Garcìa Marquèz. Provo a ricordarmi da quale romanzo sia tratta, so di averla letta da qualche parte, ma ogni sforzo risulta vano. Nell’angolo affianco, un tiro al bersaglio dilaniato da troppe partite, molte di più di quante ne avrebbe dovuto razionalmente sopportare.
Credevo di voler restare solo, oggi, invece ora mi rendo conto di aver bisogno di compagnia. A volte è davvero difficile riuscire a distinguere le due sensazioni. Comunque non ho nè la forza nè la voglia di chiamare nessuno. Tanto, chiunque mi cerchi, saprà dove trovarmi. Sempre che qualcuno lo voglia. Mi ritrovo a fissare la porta semichiusa. Dallo spiraglio si riesce a intravedere l’insegna in legno del locale, su cui è incisa un’unica, evocativa parola: “Clandestino”.